Novembre 2007


Le televisioni spagnole oggi non fanno altro che riproporrre continuamente le immagini dell’ incidente diplomatico che ha avuto come protagonisti il re Juan Carlos e il presidente venezuelano Hugo Chavez, durante il vertice di stato tra la Spagna e i paesi latino-americani.

Mentre Zapatero difendeva Aznar dalle accuse di fascismo rivoltegli dallo stesso Chavez il giorno prima, quest ultimo ha iniziato a gridare frasi come: “un serpente è più umano di un fascista“. Questo ha fatto perdere le staffe al re che ha zittito Chavez dicendogli: “Porque no te callas?”, che tradotto risulterebbe: “Perchè non taci?”.

Poco dopo Juan Carlos è addirittura uscito dalla sala dove si teneva il convegno.

Il gesto del re viene valutato dai media spagnoli come positivo, una giusta reazione contro la mancanza di rispetto del presidente venezuelano, per quanto eclatante. “Porque no te callas?” è infatti diventato un tormentone, una frase che resterà nella memoria collettiva spagnola.

Ecco il video dell’ espisodio.

Botellòn viene definita l’ usanza, tutta spagnola, di incontrarsi in luoghi prefissati della città (parchi o grandi piazze) per ubriacarsi in compagnia…
Detto così non sembra niente di nuovo, però provate a immaginarvi 1500 ragazzi, dai 17 ai 23 anni, che ogni fine settimana si riuniscono in una piazza, armati di superalcolici e bibite, si ubriacano e poi “invadono” la città.

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In Spagna sta diventando un problema sociale. Quotidianamente nei giornali locali compaiono articoli a riguardo. Importanti studiosi e intellettuali si interessano della questione. Le amministrazioni locali tentano, inutilmente, di applicare restrizioni per arginare il problema. E i giovani si difendono.

Lopez Rey, studioso interessato al fenomeno, indica nell’ economicità il motore fondamentale del botellòn. Bere per la strada, avendo comprato le bibite al supermercato, è molto più conveniente che farlo in un locale. Inoltre è molto più facile socializzare in questo particolare ambiente. Quindi fa notare che i ragazzi difficilmente rinunceranno a tutto questo e trattandosi di giovani proibire non è certo la scelta azzeccata. Propone infatti di regolare il fenomeno, dopo averlo studiato approfonditamente, come è accaduto ad Extremadura.

Nessuno, in ogni caso, riesce a dare una reale spiegazione del fenomeno e tantomeno a fornire una soluzione concreta, ciò è dovuto in parte al disinteresse dei genitori e all’ eccessiva tolleranza nei confronti dell’ alcol: solo all’ 8,3% dei partecipanti i genitori impongono una punizione per essere tornati a casa sbronzi, il restante 91,7% passa invece una tranquilla resaca (volgarmente in italiano: il giorno post-sbronza).