Botellòn viene definita l’ usanza, tutta spagnola, di incontrarsi in luoghi prefissati della città (parchi o grandi piazze) per ubriacarsi in compagnia…
Detto così non sembra niente di nuovo, però provate a immaginarvi 1500 ragazzi, dai 17 ai 23 anni, che ogni fine settimana si riuniscono in una piazza, armati di superalcolici e bibite, si ubriacano e poi “invadono” la città.

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In Spagna sta diventando un problema sociale. Quotidianamente nei giornali locali compaiono articoli a riguardo. Importanti studiosi e intellettuali si interessano della questione. Le amministrazioni locali tentano, inutilmente, di applicare restrizioni per arginare il problema. E i giovani si difendono.

Lopez Rey, studioso interessato al fenomeno, indica nell’ economicità il motore fondamentale del botellòn. Bere per la strada, avendo comprato le bibite al supermercato, è molto più conveniente che farlo in un locale. Inoltre è molto più facile socializzare in questo particolare ambiente. Quindi fa notare che i ragazzi difficilmente rinunceranno a tutto questo e trattandosi di giovani proibire non è certo la scelta azzeccata. Propone infatti di regolare il fenomeno, dopo averlo studiato approfonditamente, come è accaduto ad Extremadura.

Nessuno, in ogni caso, riesce a dare una reale spiegazione del fenomeno e tantomeno a fornire una soluzione concreta, ciò è dovuto in parte al disinteresse dei genitori e all’ eccessiva tolleranza nei confronti dell’ alcol: solo all’ 8,3% dei partecipanti i genitori impongono una punizione per essere tornati a casa sbronzi, il restante 91,7% passa invece una tranquilla resaca (volgarmente in italiano: il giorno post-sbronza).